I fringe benefit 2026 sono i beni e i servizi che il datore di lavoro riconosce al dipendente in aggiunta alla retribuzione, con un trattamento fiscale di miglior favore entro precise soglie. Per chi gestisce il personale non sono un dettaglio: entro il limite di legge non concorrono a formare reddito imponibile, e permettono di riconoscere valore alle persone contenendo il costo del lavoro. Questo articolo raccoglie i valori aggiornati all’anno in corso, il meccanismo della tassazione e ciò che il datore deve sapere prima di costruire il proprio paniere.

Cosa sono i fringe benefit e differenza dal welfare aziendale

I fringe benefit sono erogazioni “in natura”: buoni acquisto, generi in omaggio, utenze domestiche rimborsate, l’auto assegnata in uso promiscuo. Sono una delle leve del welfare aziendale, il complesso di beni e servizi che l’impresa mette a disposizione del personale oltre alla busta paga. La differenza sta nel perimetro: il welfare in senso stretto (previsto dall’art. 51 comma 2 del TUIR) comprende servizi con finalità sociale — istruzione, assistenza, previdenza complementare — spesso senza tetto di importo se rispettano i requisiti di legge.

I fringe benefit rispondono invece a una logica diversa: hanno un valore monetizzabile e sono liberamente disponibili per il lavoratore, ma godono dell’esenzione solo fino a una soglia annua. Non si tratta di un aggiramento delle regole. È il regime che il legislatore ha scelto per incentivare queste erogazioni, riconoscendo un vantaggio fiscale e contributivo a chi decide di premiare i propri collaboratori.

Nel welfare il lordo coincide con il costo: entro soglia, ciò che l’azienda riconosce al lavoratore arriva integralmente, senza il cuneo che grava sulla retribuzione ordinaria.

Le soglie dei fringe benefit 2026

Il quadro dei fringe benefit 2026 va letto distinguendo due grandezze. La prima è la soglia strutturale: 258,23 euro annui, prevista a regime dall’art. 51 comma 3 del TUIR. È la base normativa permanente, il valore che tornerebbe ad applicarsi in assenza di interventi straordinari.

La seconda è il limite maggiorato oggi vigente, introdotto in deroga dalla legge di bilancio 2025 (L. 207/2024): 1.000 euro per la generalità dei lavoratori dipendenti e 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico. Questa deroga copre il triennio 2025-2026-2027 ed è confermata per il 2026. Nel 2026, quindi, si applica il limite maggiorato: la 258,23 euro resta la base normativa di riferimento, ma è temporaneamente superata dalla misura in deroga.

Situazione del lavoratoreSoglia di non imponibilità 2026Riferimento
Base strutturale (a regime)258,23 €Art. 51 c. 3 TUIR
Regime maggiorato – senza figli a carico1.000 €L. 207/2024
Regime maggiorato – con figli fiscalmente a carico2.000 €L. 207/2024

La soglia più alta non è automatica: spetta al lavoratore dichiarare al datore di avervi diritto, indicando il codice fiscale dei figli a carico. Senza questa dichiarazione, il datore applica il limite di 1.000 euro.

Mano con una penna su un foglio di cifre sfocate, accanto a una calcolatrice e a una pila di cartelline

Tassazione dei fringe benefit 2026 e superamento della soglia

Il meccanismo è quello della franchigia con “soglia secca”. Finché il valore complessivo dei fringe benefit riconosciuti nell’anno resta entro il limite, quel valore non concorre a formare reddito: nessuna IRPEF a carico del lavoratore e, nei casi previsti, nessuna contribuzione. Va ricordato che l’IRPEF grava sul solo dipendente, con il datore nel ruolo di sostituto d’imposta, mentre i contributi previdenziali sono ripartiti tra azienda e lavoratore.

Il punto delicato è il superamento. La regola confermata dall’Agenzia delle Entrate nella circolare 4/E del 16 maggio 2025 è netta: se il totale eccede la soglia, l’intero importo concorre a formare reddito, non solo la parte eccedente.

Basta un euro oltre il limite perché decada l’intera franchigia: in quel caso l’intero valore dei fringe benefit dell’anno diventa imponibile ai fini fiscali e contributivi.

Questo rende essenziale il monitoraggio nel corso dell’anno. Il datore deve tenere il conto di tutto ciò che confluisce nel plafond del singolo lavoratore, comprese le utenze rimborsate, per non trasformare un beneficio in un aggravio inatteso in sede di conguaglio.

Cosa rientra nei fringe benefit

Nella soglia maggiorata 2026 rientra un ventaglio ampio di voci. Ci sono i beni ceduti, come i buoni acquisto e i generi in omaggio, valorizzati al loro valore normale. Ci sono i servizi, tra cui il rimborso delle utenze domestiche — luce, acqua e gas — ammesso nel regime maggiorato insieme al rimborso dell’affitto dell’abitazione principale o degli interessi sul relativo mutuo. Rientra infine l’auto aziendale concessa in uso promiscuo, che segue però una regola di calcolo autonoma.

Dal periodo d’imposta 2026 l’art. 51 comma 4 lettera a) del TUIR, nel testo sostituito dal D.Lgs. 148/2026, determina il valore in modo forfettario su una percorrenza convenzionale di 15.000 km annui secondo le tariffe ACI. La percentuale applicata dipende dall’alimentazione: 10% per i veicoli elettrici, 20% per gli ibridi plug-in, 50% per gli altri. Il valore così determinato aumenta del 50% dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di prima immatricolazione e di un ulteriore 5% se il veicolo ha accessori o allestimenti non valorizzati nelle tabelle ACI e non acquistati dal lavoratore. Per i veicoli concessi in uso promiscuo dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2024, e per quelli ordinati dal datore entro il 31 dicembre 2024 e concessi nel 2025, resta invece la disciplina precedente fino al 31 dicembre del quinto anno successivo alla prima immatricolazione (comma 48-bis della L. 207/2024).

Tipologia di fringe benefitEsempiNota per il datore
Beni cedutiBuoni acquisto, omaggi, prodotti aziendaliAl valore normale
Servizi e utenzeRimborso luce, acqua, gasSolo nel regime maggiorato 2026
CasaRimborso affitto o interessi mutuo dell’abitazione principaleSolo nel regime maggiorato 2026
Auto in uso promiscuoValore forfettario su tariffe ACIPercentuale: 10% elettrici, 20% ibridi plug-in, 50% altri. Dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di prima immatricolazione il valore così calcolato aumenta del 50%. Con accessori o allestimenti non valorizzati nelle tabelle ACI e non acquistati dal lavoratore aumenta di un ulteriore 5%

La scelta delle voci non è neutra. Un paniere costruito sulle reali esigenze delle persone vale più di un’erogazione generica di pari importo.

Adempimenti per il datore di lavoro

Sul piano operativo, il datore deve presidiare alcuni passaggi. La corretta gestione dei fringe benefit 2026 passa da tre presìdi minimi:

  • Tracciare il plafond individuale: monitorare mese per mese il valore cumulato per ciascun lavoratore, così da intervenire prima di sforare la soglia.
  • Raccogliere le dichiarazioni: acquisire la dichiarazione del lavoratore con i codici fiscali dei figli a carico, requisito per applicare il tetto di 2.000 euro.
  • Documentare le erogazioni: conservare giustificativi e ricevute, soprattutto per le utenze rimborsate, che restano il fronte più esposto in caso di controllo.

Per applicare il limite maggiorato la norma chiede inoltre un passaggio preliminare: il datore di lavoro attua la misura previa informativa alle rappresentanze sindacali unitarie, laddove presenti (L. 207/2024, art. 1, comma 390, ultimo periodo).

Le erogazioni possono discendere da un accordo, da un regolamento aziendale o da una scelta unilaterale del datore: la legge fissa i limiti fiscali, mentre gli importi effettivi sono definiti nelle policy interne. Impostare bene questo assetto significa riconoscere valore al personale e, allo stesso tempo, controllare il costo del lavoro nei casi previsti dalla normativa.

Domande frequenti

Qual è la soglia dei fringe benefit nel 2026?

La soglia strutturale a regime è 258,23 euro (art. 51 c. 3 TUIR). Per il 2026 resta però in vigore la maggiorazione della legge di bilancio 2025: 1.000 euro per tutti i lavoratori dipendenti e 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico.

Cosa succede se si supera il limite dei fringe benefit?

Se il valore complessivo supera la soglia, l’intero importo concorre a formare reddito, non solo la parte eccedente. Decade l’intera franchigia e il totale diventa imponibile ai fini fiscali e contributivi.

La soglia di 2.000 euro spetta in automatico a chi ha figli?

No. Il lavoratore deve dichiarare al datore di avere diritto al limite maggiorato, indicando il codice fiscale dei figli a carico. In assenza della dichiarazione si applica il tetto ordinario di 1.000 euro.

Le utenze domestiche rientrano nei fringe benefit?

Sì, il rimborso di luce, acqua e gas per uso domestico rientra tra le voci ammesse nel regime maggiorato 2026, insieme al rimborso dell’affitto dell’abitazione principale o degli interessi sul relativo mutuo. Concorrono al plafond complessivo del lavoratore.

L’auto aziendale come viene tassata nel 2026?

Dal periodo d’imposta 2026 il valore si calcola in modo forfettario su 15.000 km annui secondo le tariffe ACI, con percentuali che dipendono dall’alimentazione: 10% per gli elettrici, 20% per gli ibridi plug-in, 50% per gli altri. Dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo alla prima immatricolazione il valore aumenta del 50%; con accessori o allestimenti non valorizzati nelle tabelle ACI e non acquistati dal lavoratore aumenta di un ulteriore 5%. Per i veicoli concessi dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2024, e per quelli ordinati entro il 31 dicembre 2024 e concessi nel 2025, vale ancora la disciplina precedente fino alla stessa scadenza.

I fringe benefit convengono anche all’azienda?

Sì. Entro soglia non generano IRPEF né, nei casi previsti, contribuzione: nel welfare il lordo coincide con il costo. Riconoscere valore tramite fringe benefit consente di contenere il costo del lavoro rispetto a un pari aumento della retribuzione ordinaria.


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